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SONO MAGGIORENNE ESCI
tradimenti

Sei mio


di Membro VIP di Annunci69.it MGEfantasy
13.03.2026    |    2.060    |    22 9.9
"Allungo la mano sul suo fianco, scivolo piano, piego il braccio e lo trovo subito: duro sotto il pantalone leggero..."
A trentacinque anni mi sento piena di energia, tonica, forte. Tennis, palestra, corsa… mi piace sentire i muscoli lavorare, la pelle calda dopo l’allenamento. Il mio corpo è atletico, ma ho sempre mantenuto le mie forme morbide e femminili che Loris, mio marito, adora. Siamo una bella coppia solida, determinata e questo ci ha permesso di raggiungere grandi soddisfazioni, sia personali che economiche.
È pomeriggio e mentre al circolo del tennis giochiamo un doppio con i nostri amici Elena e Gianni, colpisco la pallina con rabbia, come per scaricare la frustrazione che il dolore alla parte posteriore della spalla mi provoca, da mesi. Come un chiodo arrugginito piantato nella schiena, mi tormenta ad ogni movimento.
Non riesco a trattenere qualche smorfia di dolore che non sfugge a mio marito e nemmeno ai nostri compagni di gioco.
“Di nuovo?” mi domanda Loris preoccupato.
“Si, sempre lì. Porca miseria, mi fa male ogni volta che alzo il braccio e mi fa innervosire da morire non potermi muovere come voglio."

Finisce il set che, come quasi sempre, vinciamo ma la vittoria è meno piacevole a causa di questo dolore. Al bar del circolo io e Loris siamo seduti ad un tavolino con Elena e Gianni, ancora rossi in faccia e un po' sudati e beviamo qualcosa di fresco mentre chiacchieriamo.
Elena mi guarda la spalla.
"Ma ancora non passa?" mi chiede.
"Macché. Antinfiammatori, osteopata, tre fisioterapisti diversi… niente da fare. Mi fa male pure quando alzo il braccio per pettinarmi. Mi sveglio di notte con la sensazione che di avere un coltello nella schiena, nella spalla." Rispondo piuttosto sconsolata.

Gianni guarda Elena e le dice: “Te l’avevo detto che prima o poi avremmo dovuto mandarla da Gabriele."
"Gabriele chi?" chiede subito Loris, con un tono tra il geloso e l’inquisitorio.
"Gabriele Rinaldi. Fisioterapista. Ma non uno qualunque, fidatevi, lavora con agonisti veri, un po' in tutti gli sport. Ha delle mani fantastiche. A me ha risolto un problema al ginocchio che non mi faceva dormire e ad Elena ha sistemato la cervicale in cinque sedute. Cinque."
“Ah, mani fantastiche. E com’è questo Gabriele? Magari è anche un figo” risponde subito Loris, gelosissimo.
“Figo… boh, non so” risponde ridendo Gianni. “Però pare che sia superdotato e non intendo con le mani” prosegue facendo una bella risata, mentre guarda Loris.

“Sei proprio simpatico!” gli risponde mio marito sorridendo.
“E dove lo trovo, questo mago?” domando incuriosita e con la speranza vera di risolvere finalmente questo dolore.
Elena tira fuori il telefono. “Ti mando subito il suo numero. Digli che ti mando io, vedrai che ti trova un posto subito. È sempre pieno, ma per gli amici degli amici…”

Non sono il tipo che ama perdere tempo. Voglio risolvere, così telefono appena arrivo a casa e grazie alla mia amica, riesco a ottenere un appuntamento già per il giorno dopo alle 11.

Il mattino dopo, puntualissima, arrivo nello studio entusiasta al solo pensiero di aver trovato una soluzione.
L’atmosfera è molto professionale, pareti chiare, molte piante verdi, luci calde. La segretaria mi fa accomodare, dicendomi che Gabriele finirà tra pochi minuti.
Indosso una felpa leggera e pantaloni morbidi.
Poco dopo la porta si apre, esce lui, con un uomo che saluta e se ne va.

Gabriele Rinaldi ha più o meno la mia età, forse un paio d’anni in più. Capelli castani mossi, occhiali, viso normale. Niente di ché, né affascinante né attraente.
“Mary, giusto? Prego, entri pure.”

Mi siedo e inizia la solita anamnesi: quando è iniziato il dolore, cosa lo peggiora, lo sport, interventi subiti.
Posa la penna e mi dice: “Ok. Direi di iniziare con la valutazione manuale. Si sdrai prona sul lettino, per favore, tolga la felpa e slacci il reggiseno. Lasci le braccia lungo i fianchi.”

Così faccio e poi mi sdraio con il viso nell’apertura ovale. Anche se l’atmosfera è calda un brivido di freddo mi corre lungo tutta la schiena nuda.
Poi arrivano le sue mani, calde e sicure.
Iniziano delicatamente dal collo e poi scendono lentamente verso le spalle e poi lungo tutta la schiena. Le sue mani si muovono adesso più energiche, calde sulla mia pelle e d’improvviso una sensazione del tutto inaspettata mi sorprende. Non è solo il piacere della muscolatura che si scioglie e rilassa, è qualcosa di più profondo, caldo che mi stuzzica.
Non capisco, non c’è nulla di esplicitamente erotico nei suoi movimenti, assolutamente professionali. Eppure, il mio corpo risponde diversamente. I capezzoli si induriscono contro la carta, sento qualcosa dalla pancia in giù. Cerco allora di rimanere indifferente, preoccupata all’idea che lui possa accorgersene.

Chiudo gli occhi e penso: “Ma che cavolo mi sta succedendo? Non è neanche attraente. È un tipo assolutamente normale.”
Le mani tornano sulla spalla, dove mi fa male e questa volta premono e lavorano molto di più, con decisione. Mi fa un po' male e così mi scappa un piccolo gemito.

“Fa male?” mi domanda lui mentre continua a massaggiare.
“No…” rispondo e poi mi scappa un “Anzi… mi piace.”
Un silenzio breve, ma capisco che è sorpreso.

“Bene” risponde chiaramente emozionato mentre continua a massaggiare.
E io penso a quelle mani che continuano a scivolare lungo la mia schiena con movimenti avvolgenti.
Gabriele è in piedi, accanto al lettino, alla mia sinistra e allunga le braccia per raggiungere meglio la parte alta del trapezio destro, sporgendosi sopra di me.
Muovo il braccio sinistro, come per stiracchiarmi, come per accomodarmi meglio sul lettino con un gesto che del tutto naturale, ma il palmo della mia mano gli sfiora, per un secondo, il rigonfiamento dei pantaloni. Un contatto veloce, però lo sento. È una leggera erezione, il tessuto dei pantaloni da lavoro è sottile e sotto l’ho sentito già abbastanza duro.
Le sue mani si fermano un istante, per poi riprendere con movimenti che mi sembrano meno lenti.

“Allora anche il suo corpo non riesce a nascondere quello che sente.” penso mentre sorrido.
Ma non dico niente, non mi muovo. Resto sdraiata, il viso nell’apertura e le braccia molli lungo i fianchi, come se non mi fossi accorta di nulla.
Sento però il suo imbarazzo, lo percepisco.È timido, capisco che non è di certo il tipo che approfitta, è uno che arrossisce anche solo al pensiero di essere notato in quel modo.
Percepirlo così, imbarazzato, eccitato, combattuto, mi dà una sensazione di lussuria e tra le mie cosce sento un calore umido e inaspettato.
Le sue dita tornano su quella parte dolorante e un altro piccolo gemito mi sfugge, non proprio del tutto involontario.
Lui si schiarisce la gola.
"Va… tutto bene?” chiede con la voce un po' meno sicura.
“Certo, va molto bene” rispondo con voce volutamente più calda.

Silenzio. Percepisco ancora il suo imbarazzo mentre cerca di continuare ad essere professionale.
Mi diverte, mi stuzzica moltissimo sentire che mi desidera così tanto solo toccando la mia pelle.

“Ok, per oggi abbiamo finito, si rivesta pure con calma. Qualche sollievo potrebbe sentirlo già da oggi” mi dice mentre si allontana dal lettino per asciugare le mani.
Mi alzo dal lettino lentamente, senza riallacciare il reggiseno, che ora copre i capezzoli ma lascia vedere le morbide, piene, vellutate curve dei miei seni. Rimango seduta, con i piedi nudi che dondolano e lo sguardo verso Gabriele.
Lui è in piedi, non riesce a trattenere il suo sguardo che rimbalza più volte dai miei occhi al mio seno mentre mi dà qualche consiglio su cosa fare nei prossimi giorni. Tiene le mani nelle tasche dei pantaloni e ho l’impressione che lo faccia per frenare la voglia di toccarmi. Dappertutto.

Poi sistemo e allaccio, sempre molto lentamente il reggiseno, guardandolo negli occhi.
“Bene.ci vediamo giovedì alla stessa ora per un altro trattamento” gli dico sorridendo.

Ma non domando, affermo, probabilmente ordino.
Gabriele annuisce immediatamente, senza controllare l’agenda.
Mi accorgo che mi eccita moltissimo vederlo, sentirlo così totalmente dominato, sopraffatto dal desiderio di me.
Prima di aprire la porta gli sfioro un braccio, guardo per un istante verso i pantaloni e poi gli sorrido con occhi maliziosi.
È rosso in volto mentre mi dice “A giovedì” con un filo di voce.

Salgo in macchina ma non parto subito, appoggio la testa e chiudo un attimo gli occhi. I capezzoli sono ancora duri e mi rivedo su quel lettino, mezza nuda, con gli occhi di Gabriele che non riescono a staccarsi di dosso, con il suo desiderio così forte che mi è parso di sentirlo addosso e dentro di me, alle sue mani sul mio corpo.

È una meravigliosa e trasgressiva eccitazione per l’erezione che ha cercato di nascondere, per il suo sguardo voglioso sul mio seno, per come lo sento totalmente succube, per come penda letteralmente dalle mie labbra, per come la voglia che ha di me mi consenta di fare di lui e con lui ciò che voglio.
Non è desiderio di lui. È eccitazione pura. Sapere che stasera e chissà quante altre volte penserà a me, che il suo cazzo sarà duro per me, per le mie tette, il mio corpo, il mio sguardo e che si toccherà, si masturberà e schizzerà fiotti di sperma caldo, magari immaginando di scoparmi e venirmi dentro, mi fa bagnare così tanto che devo stringere le cosce.

Sono appena rientrata, sono in bagno e mi sto cambiando. Indosso solo le mutandine, prendo una maglietta e i pantaloni comodi che uso in casa. La pelle ancora bollente, i capezzoli duri tradiscono una eccitazione profonda che ha preso la mia testa, il mio corpo e sembra non volermi abbandonare.
In quel momento Loris entra in casa, sento il rumore della porta.

“Ciao amore”.
Non rispondo.
“Amore, dove sei?” domanda mentre mi cerca.
Guarda nel bagno, mi vede, mi sorride e avverte la tensione sessuale che mi avvolge. Lo sente subito: il modo in cui lo fisso, gli occhi socchiusi e affamati, il modo in cui muovo il mio corpo. Non dico niente. Non serve.
Loris si toglie la giacca con un gesto rapido e slaccia la cravatta, lasciandola cadere a terra. Due passi e mi è addosso. Mi tira a sé per la vita, il suo bacino contro il mio. Lo sento duro che preme contro il mio bacino. Mi bacia famelico, la lingua invade la bocca, le nostre labbra sembrano lottare per assaporarsi. Le sue mani scendono subito sul culo, lo strizzano, le dita che stringono la carne morbida, tirandomi ancora più contro di lui.

"Cazzo, Mary…" ansima contro la mia bocca.
Mi solleva quasi di peso, le braccia forti sotto le cosce. Mi porta al tavolo della cucina, mi sdraia di schiena. Le tette pesanti si allargano verso i lati, i capezzoli dritti come chiodi. Con un gesto deciso mi sfila le mutandine e mi spalanca le gambe. Io le apro di più, da sola, offrendomi.
Lui si slaccia i pantaloni con una mano sola, i boxer scendono insieme. Il cazzo salta fuori, tesissimo, la cappella lucida e bagnata. La appoggia lì, proprio sull’apertura della mia figa vogliosa, socchiusa, che pulsa. Non aspetta. Spinge tutto dentro con un colpo solo.
Mugolo di piacere puro, la figa bagnatissima, calda, lo avvolge, lo stringe e lo sento tutto che mi riempie.
Loris afferra le mie gambe, le piega e le appoggia sulle sue spalle. Mi tiene per le cosce, le dita che affondano nella carne morbida e inizia a sbattermi forte. Le palle sbattono contro il mio culo a ogni affondo, e le mie tette ballano, dondolano pesanti al ritmo delle spinte, rimbalzano. Le sollevo, le avvicino, le palpo vogliosa.
Sto godendo da morire, mugolii caldi e lussuriosi mi escono incontrollabili.

“Sì…sbattimi… “. La figa si contrae intorno a lui, quasi succhiandolo, stringendolo
.E poi, in mezzo al piacere che mi si è totalmente impossessato di me, un’immagine mi colpisce come un flash.

Gabriele.
È lì, sulla porta della cucina, gli occhiali, lo sguardo vogliosissimo perso su di me. Guarda tutto: le mie tette, la figa spalancata che prende il cazzo di Loris a ogni spinta, il mio viso goduto. Ha i pantaloni gonfi, il cazzo duro che tende la stoffa. Non resiste più: infila una mano nei pantaloni, si afferra l’uccello e inizia a segarsi forte, con gli occhi inchiodati su di me, su tutto il mio corpo. sul modo in cui godo, Attraverso il suo sguardo sento, sento fortissimo quanto lo ecciti vedermi scopare, quanto vorrebbe essere lui tra le mie gambe.

Quel pensiero, quella fantasia arrivata di sorpresa mi fa perdere ogni controllo.
Stringo forte i polsi di Loris, l’orgasmo mi travolge e mi percorre come un uragano; vengo violentemente.

“Vengo, vengo, cazzo quanto godo”, un grido strozzato esce dalla mia bocca mentre la figa, si contrae, pulsa, come se volesse mungere il cazzo di Loris.
Lui spinge forte, un’ultima volta e mi riempie: getti caldi, densi, che sento dentro.

Restiamo ansimanti, le mie gambe ancora sulle sue spalle, il suo sperma che inizia a colare.
Il mio respiro inizia a rallentare, mi abbandono al piacere dell’orgasmo e con gli occhi socchiusi guardo verso la cucina.

Gabriele non c’è, non c’è mai stato. Ma il suo desiderio, i suoi occhi pieni di voglia di me, mentre Loris mi scopava meravigliosamente, mi hanno fatto provare un orgasmo incredibile, travolgente, quasi violento.
Non nego affatto che, nei giorni successivi spesso quella sensazione di eccitante dominio è venuta a trovarmi, regalandomi brividi di piacere improvvisi.

Poi è arrivato il giovedì.
Doccia, crema su tutto il corpo e il mio profumo preferito. Indosso la tuta leggera di Freddy, quella azzurra che mi fascia morbida. Sotto: niente. Né mutandine, né reggiseno. Solo la mia pelle nuda che sento accarezzata dal tessuto a ogni passo. Stuzzicante e piacevole sensazione. Sono già un po' bagnata quando entro nello studio, sono contenta ed emozionata.
La segretaria mi sorride, ma non devo attendere questa volta. Gabriele spalanca la porta subito.

“Prego” dice e deglutisce. Gli occhi scendono sul mio corpo poi tornano al mio viso, languidi, caldi.
“Com’è andata in questi giorni?” chiede, con la voce che tradisce emozione.

“Molto meglio, grazie. E tu? Come hai passato questa settimana?”
Gli do del tu. Lo vedo, interdetto, ma sicuramente contento.
“Direi… bene” balbetta. “Puoi togliere la giacca della tuta e sdraiarti prona come l’altra volta. Slaccia solamente il reggiseno.”
Lo fisso dritto negli occhi. Apro lentamente la cerniera. La tuta si apre piano, le tette pesanti si liberano, si muovono appena. I capezzoli già duri. Gabriele spalanca gli occhi, si sfrega le mani nervosamente, come se non sapesse dove metterle. Io poso la giacca sulla sedia con calma, poi mi sdraio prona sul lettino. Devo sistemare le tette sotto di me perché non si schiaccino troppo e lo faccio lentamente, sapendo che mi guarda.
Non parla, solo qualche piccolissimo colpo ti tosse, come se volesse schiarirsi la voce.

La musica soffusa, un sottofondo lento, riempie il silenzio. Inizia il massaggio. Mani professionali, ma le sento diverse: più calde, più intense nei movimenti. Scende lungo la schiena, preme sui trapezi, ma sento come se avesse un’energia trattenuta. E so che energia è. Quella sessuale, quella del desiderio più diretto, forte, quasi animale. Il desiderio di prendermi, di scoparmi, di fottermi, di sbattermi, di sborrare e godere.
Adesso è alla mia sinistra, concentrato sul trapezio destro e sullo sternocleidomastoideo. Voglio sapere. Voglio sentire. Voglio eccitarmi con la sua eccitazione.
Stavolta non è un incidente. Allungo la mano sul suo fianco, scivolo piano, piego il braccio e lo trovo subito: duro sotto il pantalone leggero. Lo stringo. Lo palpo con decisione, avvolgendo l’asta attraverso la stoffa.
Gabriele si blocca. Le mani sono ferme sulle mie spalle, sento il respiro più pesante.

“Ti ho detto di fermarti?” dico con tono secco, deciso, che non ammette repliche. “Continua il lavoro per cui ti pago.”

Riprende, ma le mani si muovono indecise. Io tengo la presa, lo accarezzo lento, lo stringo un po’ più forte. Sento il cazzo pulsare nella mia mano, sento il tessuto diventare umido in punta. Col viso nascosto nel foro del lettino, sorrido molto maliziosamente.
È imbarazzato da morire, eccitato da impazzire. Lo sento. Temo stia per venire lì, in piedi, nei pantaloni quindi mollo la presa.
Finisce il massaggio in qualche modo, ha la voce un po' strozzata mentre mi dice: “Bene, abbiamo finito.”

Mi sollevo piano, mi siedo sul bordo del lettino. Tette nude, sguardo caldo. Lo afferro, lo tiro a me. I suoi occhi sono sgranati, i pantaloni davanti tesi.

“Quando è finito lo dico io, Gabriele” dico con tono autoritario.
Gli infilo una mano nei capelli, tiro la testa verso il mio seno.
“Vieni. Leccami le tette e i capezzoli.”
Gli spingo la faccia contro. La bocca calda si apre subito, si tuffa su un capezzolo, sull’areola, poi sull’altro, la lingua titilla i capezzoli durissimi. Gemo piano, gli stringo i capelli, lo tengo lì mentre lui lecca, mordicchia appena, ansima.
Allungo una mano e lo tocco di nuovo, accarezzo lentamente le palle facendolo gemere.
Lo guardo lussuriosa, in preda al piacere e al desiderio. Sono bagnata, la mia figa pulsa vogliosa.
Lo spingo via di colpo, mi guarda smarrito ma carico di un desiderio che controlla sempre più a fatica.

“Vorrei, vorrei scoparti… sto impazzendo… ti prego…” implora.

Lo fisso, un sorriso malizioso ma crudele.
“Non me ne frega niente di cosa vuoi tu.”
Scendo dal lettino. Gli afferro il polso destro, prendo quella mano calda e me la infilo dentro la tuta, davanti. Niente mutandine. Solo la mia pelle bollente, le grandi labbra socchiuse, gonfie, bagnate. Le sue dita sfiorano subito la figa, scivolano in mezzo, il medio che preme per entrare dentro.
Gemo piano quando lo sento spingere, ma gli blocco il polso e tiro fuori la mano di scatto. Le dita gli escono lucide, coperte del mio succo.
Gliele infilo in bocca, fino in fondo.

“Senti com’è buona… calda… bagnata…” dico con voce bassa.
Gabriele le succhia subito, disperato: la lingua avvolge le dita, lecca avido, famelico ogni goccia, quasi mugola mentre assapora.

“Buonissima… cazzo, sei buonissima…”
Poi implora: “Ti prego… fatti scopare, non ce la faccio più, non ho mai avuto voglia di una donna come ho voglia di te.”

Io ritiro le dita dalla sua bocca.
Non rispondo, non dico nulla.
Abbasso e tolgo i pantaloni della tuta con un gesto deciso. Scivolano giù lungo le cosce, lasciandomi completamente nuda.

Mi sdraio e apro le gambe, le ginocchia piegate, i piedi sul bordo del lettino. Con le mani mi apro le grandi labbra: la figa si spalanca davanti a lui, rosa, bagnata.
Lo guardo dritto negli occhi con sguardo deciso ma anche tremendamente voglioso.

“Leccala, fammi sentire quanto ti piace, fammi godere.”
Gabriele deglutisce forte, gli occhi spalancati. Si inginocchia piano tra le mie gambe, le mani si appoggiano sulle cosce senza stringere.

“Sì, si te la lecco… come vuoi tu” sussurra.
La testa è tra le cosce, sento la lingua calda tra le grandi labbra, quasi timida, e ho un sussulto di piacere. Poi affonda, più decisa e Gabriele lecca lento lungo le labbra aperte, raccoglie il mio succo.
Gemo, inarco la schiena, gli afferro i capelli e lo spingo più a fondo.

«Infilami anche la lingua, dai, fammi godere»
Lui obbedisce subito: la lingua entra e mi scopa, facendomi mugolare, le sue labbra succhiano avide, mentre geme contro di me, sento il suo respiro affannato che mi scalda la figa.
Stringo le cosce intorno alla sua testa, lo tengo lì, godo da impazzire del suo desiderio sottomesso, della sua lingua e della sua bocca che si danno da fare solo per me, per farmi godere.

E vengo. Improvvisamente. Un orgasmo forte, che mi fa quasi urlare, con la figa che spasima contro la sua bocca mentre lui continua a leccare, a succhiare, senza osare fermarsi finché non glielo dico io.

“Sei stato bravo con la lingua, mi hai fatto venire da dio» gli dico, con la voce ancora un po' roca e bassa, mentre mi riprendo dall’orgasmo. Scendo lentamente dal lettino, le gambe molli, la figa che pulsa.
Lui mi sorride, grato e soddisfatto dei miei apprezzamenti.

“Ma io voglio godere ancora. Voglio godere con il tuo cazzo.”
Gli dico con il mio solito tono deciso, autoritario. E intanto gli passo la mano sul rigonfiamento teso dei pantaloni, lo stringo piano attraverso la stoffa, lo sento durissimo e caldo.

"Spogliati" ordino con voce bassa e perentoria.
Gabriele sembra tremare. Le mani agitate slacciano i bottoni, pantaloni giù e boxer via in un secondo. Resta nudo, cazzo dritto, cappella lucida e che gocciola. Il corpo sembra vibrare, colmo all’inverosimile di eccitazione trattenuta. Ma non osa muoversi, mentre i suoi occhi mi divorano.
Lo accarezzo appena, lentamente, con la punta delle dita, su e giù lungo l’asta. Con l’altra mano scendo sulla mia figa grondante, le mie dita si bagnano tra le grandi labbra.

Lui è immobile, è il mio oggetto sessuale, a mia disposizione per soddisfare ogni mia voglia.
Lo guardo negli occhi mentre porto la mano bagnata dietro, sul culo. Mi spalmo il succo intorno al buco, lo penetro piano con un dito per prepararmi, socchiudendo gli occhi e mordendomi le labbra.

"Sei mio e adesso ti scopo. Voglio sborrare ancora. Mi sto bagnando e preparando il culo, perché ti scoperò con quello. Sdraiati."
Gli manca il fiato. Lo vedo faticare a deglutire, vedo il cazzo pulsare. In un attimo è sul pavimento di legno, sdraiato supino, cazzo dritto e faccia già stravolta dal piacere anticipato.
Mi metto a cavalcioni sopra di lui. Con una mano mi allargo una chiappa, con l’altra lo afferro alla base e appoggio la cappella calda e bagnata contro il buco stretto. La uso per lubrificarmi ancora, sfrego piano, poi mi abbasso lenta.

Entra. Centimetro dopo centimetro. Lo sento allargarmi il culo, riempirmi l’intestino e mi fuggono dalla bocca caldi mugolii di piacere. Lo faccio entrare fino in fondo. Lo tengo lì un secondo, poi inizio a muovermi: su e giù, lento all’inizio, poi più deciso.
Le tette rimbalzano, le palpo, le stringo, mi do altro piacere mentre mi scopo il culo con il suo cazzo.

“Fammi godere, porco. Riempimi il culo di sperma.”
Gli ordino con tono così deciso da essere quasi aggressivo, mentre continuo a muovere i fianchi.
E sono parole magiche. Il cazzo pulsa dentro di me, si gonfia, sento i primi getti caldi schizzare forti, inondarmi. Gabriele si contrae sotto di me, il viso in estasi pura, bocca aperta che vorrebbe urlare, occhi sgranati. Continua a sborrare, getto dopo getto, sembra non finire più, il cazzo che pulsa e scarica tutto dentro il mio culo.

Mi piace da morire e la mia eccitazione, la mia lussuria sono incontenibili. Mi travolgono e vengo anch’io, fortissimo. L’orgasmo mi travolge come un’onda violenta, la figa che si contrae, il culo che stringe il suo cazzo pulsante, vorrei urlare ma non posso.

Il mio corpo caldo crolla in avanti, il respiro e lungo e profondo.
Ci vuole tempo prima che rallenti, come anche per quello di Gabriele.
Poi mi alzo piano. Lo sento sfilarsi dal culo, un ultimo brivido intenso mi percorre la schiena mentre sento il suo sperma caldo colare fuori, tra le chiappe.

"Rivestiti, Gabriele. Sento che la spalla sta migliorando. Avrò bisogno ancora di te. I prossimi giovedì alle 11:00 non prendere appuntamenti per altri. Sono riservati a me."

Gli dico con sguardo e voce maliziosi, sorridendo, ma con un tono che non ammette repliche.
Lui annuisce, ancora nudo, con il cazzo che sta tornando molle e la voce entusiasta

“Certo Mary… sono tutti per te, tutti.”
Quando siamo rivestiti apro la porta e con tono distaccato, saluto.
“La ringrazio. Arrivederci, al prossimo giovedì”.

Torno a casa con il corpo ancora in estasi e una strana euforia. Chiudo la porta piano, appoggio le chiavi, resto immobile nell’ingresso buio, occhi chiusi. Ascolto le mie sensazioni, le mie emozioni, cerco anche di ragionare.
La casa è silenziosa. Loris non è ancora rientrato.
Mi tolgo le scarpe e cammino scalza in camera, sul parquet caldo e lucido.
Mi fermo davanti allo specchio e mi osservo. Non sono sconvolta. Sono inebriata.
Gabriele si è totalmente arreso a ogni mia volontà, a ogni mio desiderio e questo mi intriga, mi stuzzica da morire.

Posso fargli tutto.
Posso ordinargli di inginocchiarsi e aspettare, di guardarmi mentre mi accarezzo. Oppure di leccarmi fino a farmi venire e poi fermarlo, lasciandolo lì, con le labbra ricoperte del mio sapore. Posso costringerlo a masturbarsi davanti a me senza venire, a fermarsi quando è al limite, a ricominciare fino a quando io non deciderò di concedergli il sollievo e il piacere di venire, mentre lo guardo. Posso comandargli di infilarmelo nella figa o nel culo e di scoparmi come voglio io o di stare fermo ed essere io a scopare lui.

Queste immagini mi fanno bagnare di nuovo, solo a pensarle. È un piacere mentale, trasgressivo, fortissimo. Sapere che un uomo adulto, un professionista serio e rispettabile, è diventato, travolto dal desiderio di me, totalmente sessualmente disponibile, sapere che è pronto a fare le cose più intime, più proibite, più inconfessabili, solo per potermi compiacere nella speranza di potermi toccare, di potermi scopare e che io lo faccia godere mi eccita in un modo finora sconosciuto.
Mi sento ubriaca di questo potere sensuale e sessuale.

Mi infilo sotto la doccia, l’acqua calda che mi scivola addosso, chiudo gli occhi, lascio che il getto mi coli sul collo, sulla schiena, sul seno, tra le gambe. Sorrido, mentre l’acqua mi accarezza la pelle.

Esco dalla doccia, stringendomi nell’accappatoio e mentre mi asciugo torno al presente, attendendo che torni Loris. Quel Loris che amo intensamente e profondamente. E desidero ora persino di più, se mai è possibile desiderarlo più di quanto già lo desiderassi. Non vedo l’ora che arrivi per farmi stringere dalle sue braccia, per assaporare i suoi baci caldi, profondi, per sentire il suo amore e il suo desiderio.

Gabriele e Loris, due estremi opposti e intensi. Il piacere fine a se stesso, trasgressivo, libertino e l’amore, il desiderio profondo, la passione.

Poi il sabato mattina arriva in un attimo e siamo di nuovo al campo da tennis. L’aria è fresca e c’è una bella luce che carica di energia. io e Loris arriviamo puntuali, racchette in mano, sorridenti. Elena e Gianni sono già lì, in campo e si stanno riscaldano con qualche scambio tranquillo.

“Mary! Allora puoi di nuovo giocare! Sono felicissima!” mi dice entusiasta Elena mentre mi abbraccia.
“Com’è andata con Gabriele? Ti ha fatto miracoli come promesso?»

Poso la borsa sulla panchina e sorrido.
“È andata benissimo. È stato davvero bravo. Mi ha toccata esattamente dove serviva.”

Gianni sorride compiaciuto “Tipico di Gabriele. Ha le mani d’oro, vero?”

“Le mani d’oro… e non solo le mani.”

Mi rendo conto che mi è sfuggita una frase equivocabile e allora proseguo subito.
“E’ un ragazzo d’oro. È stato bravissimo, si è messo completamente a mia disposizione e ha fatto tutto quello che gli ho chiesto di fare.”

Elena mi guarda divertita. “Insomma, ti ha risolto il problema alla spalla?”

“Diciamo che l’ha migliorato, ma avrò bisogno ancora di molte sedute con Gabriele. In alcuni momenti è stato molto duro, però mi ha lasciata soddisfatta” rispondo nuovamente equivoca.

Loris, sorride contento, felice di vedermi così serena e in forma. Non coglie nulla di strano, solo la gioia della moglie che torna a giocare bene.
“Comunque, ora gioco come non giocavo da mesi, ma non sono guarita”
Elena ride. “Si vede che stai meglio! Sembri più sciolta, anche nei movimenti.”

Sorrido di nuovo e rispondo volutamente maliziosa.
“Diciamo che ho scoperto i benefici di un certo tipo di fisioterapia. E mi piace molto”.
Iniziamo a giocare. Servo con forza, con precisione. Ogni colpo è più libero, più naturale.
Si vede che sto meglio e Loris mi guarda dall’altro lato del campo con ammirazione.
Il doppio finisce in parità. Tutti sudati e sorridenti, beviamo un po' d’acqua per rifocillarci.
Elena mi dà una pacca sulla spalla.
“Davvero, Mary, sembri rinata. Gabriele deve essere un genio.”

Mi passo l’asciugamano sul viso, arrossato dalla fatica, per asciugarmi il sudore.
“Un genio molto disponibile. Pronto a darmi quello che voglio”.

Loris le si avvicina da dietro, mi cinge la vita e mi sussurra all’orecchio: “Stasera festeggiamo?”

Mi giro appena. “Stasera ti mostrerò quanto mi sento bene” rispondo a voce bassa e dolce.

E nel mio sorriso, nella mia voce calda c’è una notte di fuoco, di desiderio, di sesso e di amore.

Ma stavolta, con lui. Solo con lui.
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